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UN TÈ AL MUSEO
ARCHEOLOGICO DELL'ABBAZIA DI CASAMARI
Sabato 18 e venerdì 24 aprile 2009, ore 17:00
Secoli di storia hanno prodotto l’attuale concetto – e le
relative funzioni – del museo: luogo di conservazione, valorizzazione e fruizione pubblica di beni culturali. Ma l’etimologia
svela il senso vero e profondo di questa istituzione
che è, prima di ogni altra cosa, uno spazio intellettuale: luogo sacro alle
Muse, figlie di Zeus, protettrici delle arti e delle scienze, patrocinate da
Apollo.
Luogo della mente e della memoria, della sapienza e della
bellezza, in cui lo spirito vaga – ma con raziocinio – su e giù lungo i
percorsi della storia, per poi ritornare in sé, arricchito e talvolta perfino
estasiato.
È questa la dimensione in cui l’Associazione Latium
adiectum intende declinare
lo spazio e la collezione del Museo Archeologico dell’Abbazia di Casamari: una passeggiata tra i reperti dell’antica città
di Cereatae Marianae, due
chiacchiere su un tema ispirato da alcune opere in esposizione, tè e
pasticcini per chiudere un piacevole pomeriggio culturale.
La partecipazione è libera e gratuita.
L’iniziativa è organizzata in sinergia con i Monaci
Cistercensi di Casamari e con il patrocinio
dell’Assessorato
alla Cultura della Provincia di Frosinone
PROGRAMMA

18 Aprile: Alessandra Tanzilli, Iside: il fascino di
una dea venuta dall’Egitto
Una breve passeggiata tra i reperti custoditi nelle
vetrine del museo casamariense, fornirà il medium
per illustrare le emergenze storiche, topografiche ed archeologiche
dell’insediamento romano di Cereatae Marianae, sulle cui vestigia nel Medioevo sorse l’abbazia
cistercense di Casamari. L’ara di
Iside, custodita nella seconda sala espositiva, suggerirà invece lo
spunto per una riflessione sui culti attestati nella valle del Liri, con particolare attenzione a quelli orientali.
Introdotti nella prima età imperiale e spesso
contrastati per motivi di ordine pubblico, essi si rafforzarono in seguito,
contestualmente alla progressiva orientalizzazione
dei costumi – derivata dalla presenza massiccia di liberti greco-orientali – oltre che alla sacralizzazione
del potere imperiale e al crescente bisogno di una spiritualità più
individuale. Apuleio e Pascoli offriranno il destro
per focalizzare l’attenzione su Iside, che nel Metamorphoseon
libri così si auto-definisce: “Io sono la madre della
natura, la signora degli elementi, l’origine primaria dei secoli, la più
importante fra i numi, la regina dei defunti, la prima fra i celesti. Sono
io, Iside regina, che regolo le vette luminose del
cielo, i venti salutari del mare, i desolati silenzi degli inferi”.

29 dicembre 1170: nella cattedrale di Canterbury, quattro
cavalieri del re, Enrico II d’Inghilterra, assassinarono l’arcivescovo Thomas Becket in modo così
brutale da lasciare un segno per secoli a venire.
Nel febbraio 1173 papa Alessandro III annunciò a Segni,
presso Anagni, la canonizzazione
del martire inglese. I tempi record con cui Becket fu elevato agli onori degli altari vanno probabilmente
letti in un’ottica strumentale, legata al particolare momento storico,
dominato dallo scontro aperto tra il potere laico temporale e quello
spirituale, più esplicitamente tra l’imperatore Federico Barbarossa
e papa Alessandro III.
La devozione che spontaneamente infiammò strati popolari e
non, esterrefatti dall’empietà e dal clamore della morte dell’arcivescovo, fu
condivisa e sostenuta anche dalle varie gerarchie ecclesiastiche, pontefici
in prima linea, proprio attraverso lo strumento mediatico
per eccellenza – l’arte – ancora alla metà del XIII secolo.
Molte delle opere presenti in Italia raffiguranti il martirio di Becket e altri episodi della sua vita risultano
datate o databili al tempo dei pontefici – Innocenzo III (1198-1216), Onorio
III (1217-1227), Gregorio IX (1227-1241) – che maggiormente ebbero a
contrastare il potere temporale che, fino agli anni ’60 del XIII secolo, si
identificò nella casata di Svevia: Federico II e, dopo la di lui morte, il
figlio Manfredi.
Niente affatto casuale dunque che in Italia le principali
testimonianze del culto di Thomas Becket siano riscontrabili a Roma e nel Patrimonium Sancti Petri, zona di confine con
il Regno di Sicilia. Per tali ragioni, non stupisce trovare, nella prima sala
del museo casamariense, un affresco staccato dalla poco distante chiesetta di Santa Maria
del Reggimento, raffigurante proprio l’assassinio di Thomas
Becket, di cui si traccerà la storia conservativa,
iconografica e iconologica, con il supporto di
suggestive letture a cura del professor Andrea Melone.
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