Home page

 

 

 Cioce

Vieni in ciociaria!

 

Ferentino

Città d’Arte

Cultura Storia Tradizioni

…nei tempi

image010

Comunicato

 

Massaie ciociare alla conquista del Brasile

 

 

 

Massaie ciociare alla conquista del Brasile

Apre il primo teatro della gastronomia italiana in Brasile con i sapori della Ciociaria.

Il marchio Ciociaria come garanzia di cucina genuina ha avuto un altro riconoscimento nel mondo.

Non sono stati solo gli studi di Marketing della McDonalds a capire che dare l’appellativo di “ciociaro” al suo nuovo panino avrebbe rassicurato i propri clienti in fatto di genuinità ed utilizzo di prodotti caserecci.

Non è solo la moglie di Obama ad ingaggiare un ciociaro tra i cuochi della Casa Bianca.

Questa volta l’invito a portare sulla scena internazionale la cucina casereccia ciociara, viene niente di meno che dal migliore ristoratore italiano in Brasile e tra i 24 migliori rappresentanti della cucina italiana nel mondo.

Massimo Ferrari (66 anni), di padre calabrese, già proprietario del celebre ristorante “Massimo” a San Paolo, ha in programma di ospitare una rosa di  maestri artigiani ciociari nel suo teatro della gastronomia italiana, il “Felice e Maria”, inaugurato il 16 settembre a San Paolo in Brasile.

Ma in che consiste il progetto di un teatro della gastronomia italiana in Brasile?

Come annunciato dalla Veja, il più importante settimanale nazionale,

(A volta do Massimo http://vejasaopaulo.abril.com.br/revista/vejasp/edicoes/2130/volta-massimo-497726.html), Massimo Ferrari ritorna sulla scena dopo alcuni anni di “incubazione” per lanciare quello che è stato il suo sogno di sempre, da quando lui, “sacerdote del lavoro”, preferiva una stanza e un bagno al piano superiore del suo ristorante “Massimo”, per dedicarsi completamente al servizio, alla cura e alla delizia dei suoi clienti.

L’uomo “do sorriso mais largo da cidade”,  ha deciso questa volta di fare un regalo più grande, non solo ai suoi affezionati clienti e amici, ma alla sua Italia e al Brasile. Encantar il cliente, perché chi entra nel “Felice e Maria”, si tuffa con tutti i sensi, in una Italia sublimata dai colori di vicoli e botteghe, gustando la cucina di una volta, quella che tutti riconoscono come la “cucina della nonna”.

Questo è il grande salto in avanti che Massimo Ferrari ha compiuto nel panorama della cucina italiana all’estero. Basta con i quattro soliti piatti messi sulla tavola dalla maggior parte dei ristoranti italiani nel mondo: pizza, spaghetti bolognese, carbonara, lasagne e parmigiana.

Far scoprire agli amanti del cibo italiano in Brasile l’impareggiabile varietà della cucina regionale italiana, quella casereccia che, di nascosto, tra le mura domestiche, nelle prime ore del mattino, lontano dal frastuono delle città e dagli sguardi indiscreti della gente, ancora oggi viene preparata dalle mani esperte di nonne e massaie nei tanti paesini dell’Italia.

Non i grandi Chef sperimentatori e decoratori dei piatti, ma i sapori di antiche ricette regionali che in questo grande teatro-rosticceria, il “Felice e Maria”, verranno preparate al momento, dal vivo, potendole vedere a lavoro, loro, le massaie e “artigiani” del cibo che  da tutta Italia verranno selezionati da Massimo Ferrari per portare il loro contributo di “sapienza” e colore in questo spettacolo permanente di cucina italiana.

La preparazione dura da più di un anno, perché Massimo Ferrari che ha una grande reputazione da difendere, ama la perfezione e desidera profondamente stupire i tanti che lo fermano per le strade di Rio e San Paolo, in attesa di essere nuovamente suoi ospiti.

Per far questo l’uomo dal sorriso e bretelle e i suoi 115 chili, ha messo insieme i migliori professionisti sia italiani, come lo Chef toscano Sergio Lorenzi, suo braccio destro, che brasiliani come lo scenografo Renato Scripilliti, siciliano d’origine, che nello scenario del “Felice e Maria” ha ricreato alcuni scorci dei borghi italiani tra cui la piazzetta di Nemi. Massimo Ferrari, per ora, ha voluto cominciare dalla Calabria per omaggiare suo padre Felice Ferrari cittadino di Paola (CS) che insieme alla madre Maria danno il nome alla rosticceria.

Dopo una ricerca compiuta attraverso i suoi viaggi in Italia e la collaborazione con la società True Blue Italy di Riccardo Abet & C., l’uomo “do sorriso mais largo da cidade”, ha scelto due panettieri di Donnici (CS) Antonio Perri e Pietro Spadafora, per insegnare ai cuochi del “Felice e Maria” a fare il pane casereccio. Armati del magico lievito madre e del coraggio che mai è mancato ai calabresi emigrati in tutto il mondo, Antonio e Pietro si sono fatti valere, vincendo anche la sfida di dover adattare il pane casereccio italiano ai gusti dei brasiliani. Ed è così che dimostrando flessibilità e voglia di mettersi in gioco, i due paesani di Donnici, hanno creato il pane all’anice e all’uva passa non rinunciando però il giorno di ferragosto, per osservanza alla tradizione, a preparare per tutto il personale del “Felice e Maria”, il capretto con le patate “impacchiuse”.

Grande l’emozione che i panettieri di Donnici hanno regalato a Massimo Ferrari che grazie a loro ha ricordato i sapori dei piatti preparati da suo padre.

Pietro e Antonio nel frattempo sono tornati in Italia e hanno ripreso a fare il pane nel loro forno a Donnici, contenti di aver fatto una esperienza unica e indimenticabile. Entro la fine dell’anno invece sarà la volta della Ciociaria con Lelio Colungi di Giuliano di Roma (FR), artigiano selezionato da Massimo Ferrari per la sua espressività e manualità nella preparazione dei primi piatti. Ma come è stato possibile scovare tra i vicoli di Giuliano di Roma, nel forno di via Cavour 2, un fornaio con la passione per la cucina? In occasione del suo ultimo viaggio in Italia, durante le vacanze di Natale,

Massimo Ferrari ha incontrato Riccardo Abet che col regista ligure Eros Achiardi stavano realizzando un documentario sui personaggi e luoghi della Valle dell’Amaseno “Ciociaria:un pianeta a parte”, poi vincitore del Peppone d’oro al Festival di Brescello.

Su commissione dell’ideatore del I° teatro della gastronomia in Brasile, i due artisti hanno prodotto un documentario sulla gastronomia ciociara con lo scopo di presentare a Massimo Ferrari in Brasile i volti e la manualità delle massaie ciociare, gli artigiani del pane e i mastri casari della zona d’origine della mozzarella di bufala campana. E’ così che grazie alla disponibilità di questa gente di Ciociaria e la spigliatezza dimostrata davanti alla telecamera, i volti della signora Panici, di Bertina, la fornaia di Amaseno, la signora Maura, Lelio Colungi, Gino Pagliei e Biagio Coccia di Giuliano di Roma, sono arrivati in Brasile offrendo al Signor Ferrari quell’immagine d’autenticità che tanto ricercava.

Mentre Lelio Colungi, in lista d’attesa per la prossima partenza, prepara il suo menù con gli immancabili “maccaruni cugli feri giglianesi”, il regista Eros  Achiardi è nel “Felice e Maria” a San Paolo per filmare le ricette dello Chef toscano Sergio Lorenzi e assistere Massimo Ferrari nel suo ambizioso ed esclusivo progetto.

 

GASTRONOMIA

A volta do Massimo

Dois anos depois de afastar-se do grande restaurante que criou, um dos ícones da boa mesa paulistana abre sua rotisseria

para vender alguns dos pratos que o consagraram Por Carlos Maranhão

16.09.2009

 

Fotos: Mario Rodrigues

1

Massimo Ferrari, no novo Felice e Maria,

ao lado do que chama de "poço dos desejos":

inauguração na quarta (16)

 

Em 2007, após uma série de desavenças com o irmão mais velho e sócio, o piemontês Massimo Ferrari desapareceu com seu sorriso permanente, sua exuberância, seus suspensórios e seus 115 quilos do prédio número 1826 da Alameda Santos, nos Jardins. Ali, em um ambiente em que o luxo e as contas pesadas se misturam ao cenário de cantina requintada e aos vasos de flores, funciona desde 1976 o restaurante Massimo, que entre os anos 80 e 90 foi um templo fervilhante da gastronomia de São Paulo. Concorrentes calculam que, no auge, a casa fazia por mês entre 12 000 e 15 000 couverts (cada um corresponde a uma refeição completa). É um número extraordinário. O recorde do Fasano, na década de 90, chegou a 7000 couverts mensais. Seus preços desde o início foram elevados e não baixaram nem com a crise. Ainda hoje, um ravióli recheado com ricota e espinafre custa 68 reais; uma truta grelhada, 78 reais; um filé ao alho e óleo com polenta e rúcula, 86 reais. Para a sobremesa, o abacaxi é oferecido por 19 reais.

Os donos sempre argumentaram que sua operação é cara.

 

2

A equipe da rotisseria: à direita de Massimo,

o chef Lorenzi; à sua esquerda, o maître Wilton

 

Nos últimos tempos, o enorme salão de pé-direito alto esvaziou-se. "Às vezes, minha mesa é a única do almoço, o que me deixa triste, porque continua um ótimo restaurante", conta o ex-secretário municipal Andrea Matarazzo, que permaneceu como um comensal fiel. Rompido com o irmão, Venancio Ferrari, Massimo pensou em criar um restaurante no shopping Pátio Higienópolis. O plano não foi adiante. Houve sondagens para um possível empreendimento com o grupo Fasano, mas elas não prosperaram. Ele acabou indo tomar conta do restaurante da diretoria da TV Globo, no Brooklin Novo. E não parou de pensar no que chamava de "meu sonho de vida": abrir sozinho outro estabelecimento.

 

3

O frango da "TV de cachorro" (R$ 65,00, com o prato)

e as tortas: receitas caseiras

 

No ano passado, começou a realizá-lo ao encontrar um imóvel em frente a uma pequena praça na altura do cruzamento das avenidas Hélio Pellegrino e Santo Amaro, na Vila Olímpia. Foi lá que montou sua rotisseria Felice e Maria per Massimo Ferrari, cuja inauguração está prometida para quarta-feira (16). Não pôde chamá-la simplesmente de Massimo, como seria mais lógico, porque a marca pertence a ele e ao irmão. Assim, batizou-a com o nome de seus pais, que entre 1954 e 1993 tiveram uma churrascaria que marcou época no centro da cidade, a Cabana, na Avenida Rio Branco. A rotisseria fica no local do extinto restaurante Alcântara, do qual Massimo herdou um fogão industrial. Todos os demais equipamentos foram comprados, de uma sofisticada "televisão de cachorro", para assar frangos e leitões, aos fornos de pizza e pão. Além disso, colocou logo na entrada uma vitrine com a boneca em movimento de uma cozinheira preparando polenta, em tamanho natural, encomendada ao premiado cenógrafo Renato Scripilliti. Contratou o arquiteto Jayme Lago Mestieri e o engenheiro Enrico Moracchioli para botar de pé todos os seus projetos: pinturas em uma das paredes reproduzindo uma cidadezinha italiana, uma fonte em forma de poço no qual a água jorra sem parar de uma pequena moringa de barro e cozinhas envidraçadas divididas entre as áreas de assados, grelhados, massas frescas, pães e confeitaria.

 

4

Boneca cozinheira preparando polenta:

"Um sonho de vida", diz o restaurateur

 

Para completar a ambientação, que tem claramente a cara do dono, encomendou de um escultor chinês, um certo mister Lee, o gigantesco leão de madeira que ficará nos fundos da rotisseria. "É um animal que simboliza a proteção e só reage quando atacado", diz Massimo. No subsolo, onde instalou uma adega com 780 garrafas, pretende realizar degustações, encontros de confrarias e pequenos jantares. Mas não imediatamente. "Piano piano si va lontano, e si va sano", explica, citando o provérbio italiano "Devagar se vai ao longe, e de forma segura". Ele não revela quanto gastou no seu negócio. "Fiz o investimento que o coração mandou", afirma. Com Massimo, solteirão de 66 anos, foram para a brigada da rotisseria alguns de seus ex-funcionários, entre eles o maître-gerente Wilton Perpétuo. Na fase inicial, a cozinha ("antiga e caseira", faz questão de destacar) está sob a orientação do chef toscano Sergio Lorenzi, de 73 anos, que até 2007 era dono de um restaurante em Pisa, na Itália, e de vez em quando vinha comandar festivais gastronômicos na Alameda Santos. Assim, a clientela não deverá estranhar o rosto dos profissionais que a atenderão. Nem os preços, que em alguns casos incluem o prato refratário. A torta pastiera di grano pequena custará 28 reais. A lasanha de tamanho menor, 54 reais. O frango assado, acompanhado de batatinhas ao alecrim e uma porção de verdura, 65 reais. Na semana passada, o restaurateur ainda não decidira quanto vai cobrar pelas massas frescas e demais receitas. Para os que eram obrigados a pagar a conta do restaurante em cheque ou dinheiro, pois o Massimo jamais trabalhou com cartões de crédito, há uma bela surpresa. No Felice e Maria, serão aceitos.

 

Felice e Maria, Rua Helion Póvoa, 65, Vila Olímpia, http://veja.abril.com.br/vejinhas_2002/imagens/rotTelefone.gif3849-2504. 10h/21h (dom. até 16h; fecha seg.). Cc.: A. Estac. c/manobr.

 

 

Ricerca personalizzata

 

 

Home page

 

©Copyright 2009 di proprietà di Alessandro Pompeo. Tutti i diritti sono riservati.

www.alessandropompeo.eu non costituisce testata giornalistica,

la diffusione di materiale interno al sito non ha carattere periodico,

gli aggiornamenti sono casuali e condizionati dalla disponibilità del materiale stesso.

Se non d'accordo sulla pubblicazione della propria immagine si è pregati richiederne la cancellazione.

La riproduzione dei testi e delle immagini è autorizzata solo se è citata la fonte.

Le immagini e le notizie pubblicate nei link, collegati a questo sito, sono riservate,

l'eventuale loro utilizzo deve essere richiesto ai detentori del diritto di proprietà.

 

alessandropompeo@yahoo.it