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 Ferentino

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© pùru Frìndìnu!

Anche io sono di Ferentino!

(Qualche racconto di vita vissuta espresso nel mio dialetto)

Presentazione

E’ mia intenzione mantenere vivi gli usi e i costumi del popolo di Ferentino con una serie di scorci della mia vita vissuta espressi

nel mio dialetto.

E’ una memoria ancora viva nelle generazioni contemporanee, ma in una fase di esaurimento nelle prossime.

Quello che mi propongo è il recupero della rappresentazione letteraria attraverso il filo della memoria; la riproposta di un mondo che aveva il suo linguaggio, le sue regole, il suo idioma, le sue abitudini.

Questi brevi racconti sono uno spaccato di vita vissuta in un mondo arcaico che oggi appare lontanissimo ma che è stato operante

sino agli anni ’60.

Saranno un documento della vita sociale di Ferentino, fino ai nostri giorni, che servirà a illustrare alle future generazioni usi e tradizioni ormai in una fase totale di estinzione che, se non trasmesse, porterà alla completa distruzione del passato.

Ho parlato il dialetto di Ferentino fino all’età di 18 anni. Oggi mi viene naturale scriverlo con quella pronuncia che ascoltavo dalle persone anziane, i nostri nonni che hanno contribuito con le loro capacità a permetterci questi traguardi.

Il mio dialetto, quello che ascoltavo e parlavo da bambino, ha una pronuncia molto stretta e, per questo motivo, di seguito riporto alcune giustificazioni per come ho scritto i miei racconti.

In molti casi, nel parlare, la “V”, se seguita da vocale, viene pronunciata “U”. E siccome “vedere” in dialetto si pronuncia “udè”, non “vudè”, è più corretto scrivere la ”U” al posto della “V”,

es: ho visto = uìstu, sono andato a vedere = itu a “udè”, invece di “vudè”, il vetro = gli uètru, la vicinanza = la ucinanza,

il cavo = gli càu.

Al femminile la parola che termina con la “A”

Al maschile la parola che termina con la “U”

Nel plurale è più corretto scrivere con la doppia vocale finale perchè, nel parlare, è pronunciata come fosse un eco,

es: I bambini = gli uttrìi, le donne = lu femmùnùu.

La lettera “U”, che nel parlare è sempre pronunciata alla fine della parola, è scritta anche doppia,

es : Il maiale = gli porcùu.

La lettera “T”  spesso è pronunciata “D”, es: Ferentino = Frìndìnu.

Il dialetto è da me scritto così come pronunciato.

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